Don Marco: “Il sorriso dell’Amore”…

Don Marco Raimondo e la sua comunità un lungo e fruttuoso cammino insieme. La storia in sintesi di nove anni passati da diacono con lui, dal novembre 2013 all’estate del 2022, raccontando il suo modo di essere sacerdote di Dio.

Don Marco Raimondo con i suoi giovani

Se camminando per le strade di Matierno, salendo fino a Pastorano, scendendo per Cappelle incontraste qualcuno e chiedeste: Dov’è don Marco Raimondo il “sorriso dell’Amore“? Bene, questa persona senza indugio direbbe: “In Caritas o con i giovani o nell’orto di Pinto o nel campetto a Pastorano, forse dagli ammalati o celebrando, anzi aveva una catechesi e poi il per-corso con i fidanzati… Questa la risposta pronta e sicura e avrebbe aggiunto: “Ecco don Marco è così, si spende, per la sua comunità portando serenità, misericordia e pace. Un “parrocato” lungo, fecondo e prezioso, che ha segnato le coscienze di una parte di popolo di Dio vivace e fecondo e in alcune parti sofferente e bisognoso di tanto amore. Il tutto profuso a piene mani senza condizionamenti.

Don Marco Raimondo

Sarebbe impossibile una cronaca puntuale degli avvenimenti, considerateli degli appunti di viaggio scritti con la passione di chi è stato accolto e voluto bene sia dal nostro don che dalla comunità. Ne abbiamo passate tante, i soldi che non bastavano mai per aiutare i fratelli che erano nel bisogno, passando per le varie processioni, le “lotte” per la fede cercando di portare solo e sempre Gesù in tutti quelli che si incontrava. Le giornate passate al banco alimentare o in chiesa per le catechesi con i vari gruppi. Il periodo buio del covid speso con le mascherine a portare aiuti e speranza in giro per la comunità. La piena comunione con il nostro Arcivescovo Andrea e la fraternità con le comunità vicinorie.

Nel deposito con Monsignor Bellandi

La Caritas per don Marco un impegno e uno stile di vita. Scrivendo del suo pensiero si potrebbe dire così: “Dobbiamo conoscere tutti i bisogni, dobbiamo parlare con tutti, accogliere e medicare. Ascoltare e capire in silenzio, mai giudicare. Aggiustiamo il deposito, facciamone un posto accogliente per la distribuzione e l’ascolto. Diamo un tono di colore al grigio di questi muri, don Vi facciamo presto che la gente ha bisogno di posti sicuri dove trovare orecchie e cuori sinceri. Andiamo al banco, c’è il carico, poi in deposito per condividere (“smerzare“) tra le comunità, poi la distribuzione” e poi, e poi, e poi… ma non ci riposiamo mai?

Il “deposito”

“Per una perfetta carità c’è bisogno di formazione, di conoscere il pensiero di Dio attraverso il Vangelo, così facendo non avremo più paura di sporcarci, di fare cose non adeguate. Avremo la certezza di fare la “difficile” carità e non la facile elemosina. Organizziamo incontri di catechesi con le altre Caritas della zonale, iniziamo ad amalgamarci tra noi ad essere un cuor solo e un’anima sola”. L’esperienza di carità più toccante, più difficile ma anche la più formante è stata, come già detto, durante il covid, andando a portare per ogni dove aiuto e parole di conforto. Una parte da ricordare i tanti regali distribuiti durante le varie festività, alla ricerca di un sorriso o di un ricordo d’infanzia. Un plaid o un peluche a Natale e tanta cioccolata a Pasqua…

Parte degli operatori Caritas di qualche anno fa

L’orto di…Pinto… una storia che nasce da lontano. “Don Marco tra gli ammalati ho incontrato un mio vecchio amico, si chiama Vincenzo Pinto, ha bisogno di noi, ha bisogno di qualcuno che corra per lui” la risposta? : “Subito! Andiamo”.

Caro Enzo

Enzo Pinto: il nostro eroe

avevamo un sogno, quello di farti alzare per sempre da quella carrozzina, ti abbiamo spinto correndo per gioco tra le strade dell’impossibile, ti abbiamo preso in braccio per farti salire le scale della libertà. La tua tranquilla umanità ha fatto si che tanta gente si è affezionasse a te. Purtroppo la malattia ti ha portato via dai nostri sogni, noi tutti abbiamo pregato e lottato con te. Ti ringraziamo perchè ci hai fatto scoprire che la sofferenza è solo una parte della vita che merita sempre di essere vissuta. Abbiamo raccolto insieme il tuo ultimo respiro in quella stanza di ospedale. Dopo l’unzione che illuminò il tuo sorriso e il tuo sguardo per la tua rinascita in cielo. Ora il tuo ricordo vivrà per sempre “nell’orto di…Pinto”.

I giovani.

A Volo A Volo

“Dobbiamo immergerci nei loro sogni, capire l’essenza della loro speranza e infuocare i loro cuori fino a farli innamorare di Gesù. La catechesi deve essere sempre presente, così come l’impegno verso i più piccoli. Non dimentichiamoci mai l’ascolto e l’accompagnamento. Dobbiamo essere i custodi delle loro speranze e delle loro sconfitte. Poi loro organizzeranno i “Giochi di Primavera”, “Arriva la Befana” e il catechismo, a noi il compito dei campi scuola, le gite fuori porta e la pizza notturna alla ricerca delle stelle”.

I campi scuola

La formazione continua con tutti i gruppi di preghiera, con i portatori, con il coro. Vediamoci per programmare insieme trovando la traccia di quest’anno. Confrontiamoci sui segni da fare, sulle soste e sui pellegrinaggi. Bisogna fare un passaggio con il gruppo dei lettori e dei sacristi. Ma poi chi forma i formatori? Quest’anno seguiamo queste catechesi per noi, magari passando per un giro a Lourdes, la preghiera ci consentirà di far crescere di più le idee e la forza. Ma l’adorazione? Certamente.

I pellegrinaggi

I percorSI per incontrarSI con le giovane coppie… “Sarebbe bello miscelare sapientemente i fidanzati con coppie della nostra comunità che già fanno formazione, far si che loro stessi si prendano cura di una coppia di fidanzati, pregare per loro, ascoltarli e sostenerli. A noi il compito di amalgamarli. Organizziamo anche qualche incotro di preghiera con una mini adorazione, poi la convivialità e qualche uscita insieme”.

IncontrarSI X riscoprirSI

Il viaggio continua

Arrivederci

Don Marco Raimondo una passione immensa per tutto quello che è chiesa, comunità orante e preziosa. Nell’apostolato passato insieme nulla lasciato al caso, nulla all’improvvisazione. Le telefonate notturne, le cene insieme, da fratelli veri legati dal corpo e dal sangue di Cristo. Caro don Marco io e tutta la tua comunità ti diciamo grazie, grazie per la tua semplicità nell’amare e nel perdonare, nello spargere misericordia e perdono. Grazie perchè nei nove anni passati insieme hai plasmato il mio cuore. Ti aspetta una nuova raltà, una nuova sfida che tu inizierai con il sorriso dell’Amore che tutto vince.

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