Web liturgia: ornare l'altare la domenica delle Palme? Cos'è l'acqua lustrale? In liturgia non c'è il centimetro…

Don Antonio Sorrentino  risponde oggi alle domande di: Antonio, Giovanni e Marina. Domani risponderà alle domande di Rosanna, Stefania e Claudia. Per postare nuove domande al noto e stimato liturgista potete farlo scrivendole in fondo alla pagina, nello spazio dedicato ai commenti, nella pagina WEB LITURGIA, basta cliccare qui.

Antonio scrive: Carissimo don Antonio, alla domenica delle Palme è possibile ornare l’altare con fiori rossi oppure non si può trovandoci ancora in Quaresima? Si possono preparare sull’altare i rami di ulivo? E anche le palme intorno all’altare nel presbiterio? E’ opportuno al termine della S. Messa che i fedeli si fermino dinanzi al tabernacolo per ringraziare il Signore? E in particolare il sacerdote? Oppure è bene che subito dopo la Messa sul sagrato o fuori la sacrestia ci si saluti? Infine lei ci ha insegnato che durante la Messa il ministro che ripone le Ostie avanzate nel tabernacolo non fa né genuflessione e né l’inchino, a meno ché non abbia ricevuto la S. Comunione ed in questo caso si genuflette. Ho letto recentemente uno scritto di un liturgista che invece insegna: Se un’emergenza richiede il ricorso alla riserva eucaristica (eventualità che, a differenza dell’ordo preconciliare, l’attuale Ordinamento della messa evita significativamente di prendere in considerazione) si applicano le norme previste dal rituale per la comunione fuori della messa, dove la genuflessione è prevista quando si depone la pisside sull’altare e quando la si ripone nel tabernacolo (cf Culto eucaristico 33 e 39). La prima genuflessione dovrebbe coincidere con quella prevista per il presidente prima di presentare ai fedeli l’ostia consacrata nella santa messa (cf OGMR 157). Le chiedo di approfondire l’argomento per capire meglio se il ministro che si è comunicato deve genuflettersi oppure no quando ripone la pisside con le Ostie nel tabernacolo.

Don Antonio risponde:

  1. La domenica di passione o “delle Palme” è ancora Quaresima e conviene non ornare l’altare con fiori. Forse non disdice qualche segno delle palme in presbiterio.
  2. Finita la Comunione, è previsto che ci sia una pausa di ringraziamento, che nella nostra liturgia è piuttosto breve, mentre è molto più curata nelle liturgie orientali. Sarebbe cosa buona non ometterla mai e curarla meglio. Tuttavia, se, terminata la celebrazione, i fedeli e lo stesso sacerdote (deposta evidentemente la casula) vogliono fermarsi in preghiera privata davanti al tabernacolo, fanno una cosa buona.
  3. Il ministro che si è comunicato, avendo Gesù eucaristico ancora dentro di sé, non è opportuno che faccia genuflessione prima di chiudere il tabernacolo. Se poi la fa, non suscitiamo polemiche inutili che sano di ritualismo antiquato.

Giovanni domanda: Carissimo don Antonio, lei ci ha insegnato che è una buona iniziativa quella di far portare da alcuni ragazzi del catechismo, in Avvento, delle lampade accese, da posare accanto all’ambone, per esprimere attesa e vigilanza.  Le chiedo: invece nel tempo di Quaresima durante la celebrazione eucaristica la domenica cosa è possibile proporre di particolare ai ragazzi del catechismo? Quando si celebra la Via Crucis alle parole: Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua Santa croce hai redento il mondo, i fedeli devono genuflettersi? Qual è il motivo? Ci si genuflette fino alle parole ti benediciamo oppure fino alla fine cioè alle parole hai redento il mondo?La genuflessione deve essere fatta anche da chi porta la croce e le candele che si mettono ai lati della croce? Oppure questi ultimi tre è bene che facciano solo un inchino profondo o solo col capo? O è opportuno che non facciano  nessun gesto? Infine le domando: il Messale Romano a pag. 178 sulla Veglia pasquale al n. 45 fa riferimento alla benedizione dell’acqua lustrale. Cos’è l’acqua lustrale?

Don Antonio risponde:

  1. Nel tempo di Quaresima i catechisti e gli animatori della celebrazione eucaristica potrebbero attingere qualche indicazione dalla specificità della liturgia della parola di Dio propria di ciascuna domenica. Non mancano indicazioni concrete riportate su numerose riviste, ad es. Dossier catechista o Catechisti parrocchiali.
  2. Alla Via Crucis, recitando o cantando “Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo”, è buona cosa genuflettere, per dare espressione anche gestuale alle parole. Evidentemente, quelli che portano la croce e le candele non genuflettono né fanno inchino.
  3. Nella Veglia pasquale, l’acqua, essendo segno di morte e vita, è uno dei segni liturgici di Cristo risorto. Essa viene benedetta soprattutto per il Battesimo, che nei primi secoli veniva celebrato solo nella notte di Pasqua. Nelle chiese non parrocchiali, non c’è il battistero e perciò, non essendovi la benedizione per l’acqua battesimale, viene benedetta l’acqua lustrale, ossia l’acqua che si usa per le benedizioni. Con essa, ricordando il Battesimo, si invoca la benedizione del Signore sulle persone, lo si ringrazia per tante cose a noi donate e si prega per il loro retto uso.

Marina chiede: Rev.mo don Antonio, perché nella Domenica delle Palme e nel Venerdì santo durante la proclamazione del Vangelo non si usa l’incenso e non si usano le candele? Una semplicissima domanda: quando si tracciano i tre segni di croce prima di ascoltare il Vangelo, l’ultimo va fatto al centro del petto o a sinistra sul cuore?

Don Antonio risponde:

  1. Alla proclamazione della passione del Signore nella domenica delle Palme e del venerdì santo non si usa né incenso né ceri: è segno di austerità, perché viene proclamata la passione del Signore.
  2. Il n. 134 dell’OGMR prescrive che il ministro e di fedeli traccino tre piccoli segni di croce “in fronte, sulla bocca e sul petto”, senza specificare il modo geometrico o spaziale. Il secondo segno di croce si usa farlo un po’ a sinistra, perché – dicono – in tale direzione è situata la parte superiore del cuore. Ma nella liturgia non c’è il centimetro.

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