Vogliamo raccontarvi una storia che dura da 700 anni
La “regina”… la sua vita… il suo popolo… il saio bianco…vieni a scoprire il nostro passato…Acquamela di Baronissi (SA) dal 6 al 10 agosto
Margherita di Durazzo (28 luglio 1347 – Acquamela (SA) 6 agosto 1412) fu consorte del re angioino Carlo di Durazzo.
Quarta figlia di Carlo duca di Durazzo (1323-1348), e di Maria di Calabria. I nonni materni erano Giovanni di Gravina, duca di Durazzo, e la sua seconda moglie Agnese di Perigord mentre quelli materni erano, Carlo duca di Calabria e Maria di Valois.
Nel febbraio 1369 Margherita sposò suo cugino di primo grado dal lato paterno Carlo di Durazzo, figlio di Luigi di Durazzo, altro figlio di Giovanni e della sua seconda moglie Agnese di Perigord; gli sposi avevano rispettivamente 22 e 24 anni.
La coppia ebbe tre figli:
Maria di Durazzo (1369-1371).
Giovanna II d’Angiò (23 giugno 1373-2 febbraio 1435).
Ladislao I d’Angiò (11 febbraio 1377- 6 agosto 1414).
Dopo le trame che re Carlo ordì contro la zia materna Giovanna I d’Angiò per deporla dal trono nel 1382 e per succederle alla guida del Regno di Napoli, Margherita divenne la regina consorte anche sul trono del Principato d’Acaia nel 1383.
Carlo divenne successivamente il membro più anziano della famiglia degli Angioini e, nel 1385, depose dal trono la regina Maria d’Ungheria, ma fu assassinato a Visegrad il 24 febbraio 1386 da un complotto capeggiato da Elisabetta di Bosnia.
Margherita divenne così la principessa madre e non si risposò più dopo la morte del marito, mentre suo figlio Ladislao acquisì il trono di Napoli e Maria d’Ungheria fu rimessa sul trono che aveva perso in precedenza. Negli ultimi anni della sua vita si ritirò prima a Salerno (in ciò che resta del suo palazzo è attualmente ospitato il Museo Provinciale), poi ad Acquamela, piccola frazione di Baronissi, ove morì di peste nel 1412.
Religiosissima, negli ultimi anni divenne terziaria francescana, e come tale volle essere sepolta: con il saio bianco. La sua bellissima tomba, opera di A.Baboccio da Piperno e a forma di letto a baldacchino, si trova attualmente nella Cattedrale di Salerno, (foto in alto particolare).
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About The Author
Don Vi
Vincenzo Salsano diacono permanente dell'Arcidiocesi di Salerno Campagna Acerno dal 26 ottobre 2013. Il cammino verso il diaconato ha avuto inizio dalla parrocchia di san Pietro Apostolo in Aiello-Acquamela di Baronissi (Sa). Sotto la direzione di don Nello Senatore ebbe origine il sito "Parrocchia San Pietro" di cui "La Vedetta dell’Irno" è la sua naturale prosecuzione. Ha collaborato con l'ufficio per le comunicazioni sociali diocesano per poi passare alla Caritas diocesana, come responsabile delle comunicazioni. Dal 2022 fa parte del consiglio di amministrazione della fondazione Caritas Salerno. Nella prima comunità di destinazione da diacono, nella parrocchia Santi Felice e Giovanni Battista in Pastorano (Matierno/Cappelle di Salerno), insieme alla moglie Mena Pizzuti ha seguito i fidanzati nel percorso di avvicinamento al matrimonio, il gruppo giovani e il gruppo famiglia nonché la preparazione al battesimo, e i corsi di cresima. Sempre presente nella Caritas parrocchiale sia per l'ascolto, sia per la distribuzione agli amici in momentaneo bisogno, ha formato i referenti della Caritas zonale di Fratte con la guida di don Marco Raimondo. Per un anno al servizio dell'unità pastorale del centro storico di Salerno per le celebrazioni del Centenario dell’Incoronazione di Maria SS. di Costantinopoli, "la Madonna che viene dal mare". Nella parrocchia di san Demetrio in Salerno per due anni impegnato nella mensa, nella cura dei giovani insieme alla consorte e nel seguire i catechisti. Dal 2024 il suo apostolato è al servizio della comunità di S. Bartolomeo Apostolo (Capezzano di Pellezzano). Insieme alla moglie per oltre 25 anni tra le parrocchie della valle dell'Irno, hanno nei vari corsi prematrimoniali, promosso e favorito, attraverso incontri di sensibilizzazione, la conoscenza del metodo Billings.

