Monsignor Moretti incontra la Consulta delle Aggregazioni Laicali

Seminario Giovanni Paolo II 8 ottobre 2014

“Ciò che di bene io faccio è ricchezza per tutti, ma ciò che di bene non faccio è di povertà per tutti”. Con queste parole l’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno monsignor Luigi Moretti ha concluso l’incontro con la Consulta delle Aggregazioni Laicali presso il Seminario Metropolitano di Pontecagnano-Faiano (Sa).

081020144374L’invito per tutti è di ripartire dalle periferie, tenendo presente che Dio ci chiama a essere figli e portatori del germe della fratellanza e della carità. Non dimendichiamo  che siamo testimoni di un tempo straordinario.  Perchè non è un caso l’aver assistito all’atto di responsabilità di Benedetto XVI e alla venuta di Papa Francesco che con il suo magistero ci insegna a non essere cristiani dell’altare ma cristiani portatori di  misericordia che partono e arrivano tra la gente, nelle periferie ai confini delle nostre sensibilità. Noi dobbiamo essere una Chiesa che sia testimonianza nei condomini, tra i colleghi di lavoro, al mercato,  nella scuola dei nostri figli. Dobbiamo condividere la gioia del Vangelo, essendo cristiani non del venerdì Santo ma della Pasqua di Resurrezione.
L’insegnamento di Papa Francesco che si evince dall’EVANGELII GAUDIUM è di una linearità e semplicità sconcertante, è un invito perenne a far crescere le nostre coscienze, è una sfida che ci tocca tutti in quanto battezzati.
Non possiamo essere quelli del “si è sempre fatto così” noi dobbiamo avere il coraggio di non restare alla finestra ma di scendere in campo e giocarci la partita con le armi dell’Amore e della corresponsabilità. Bisogna essere attenti a non perdere la percezione del “Sacro” del “Vero” della “Misericordia”.
Dobbiamo avere il coraggio di passare dal freddo ritualismo alla vera spiritualità, che diventa di coppia per gli sposati e quindi di famiglia per chi ha dei figli.
Dobbiamo ridefinire la nostra relazione con il Signore e chiederci come Lui è presente nella nostra vita.
La nostra missione oggi è portare nelle nostre associazioni il messaggio di far crescere nella fede i laici impegnati e sostenere con gioia e partecipazione i sacerdoti che ci circondano.
Ma la vera sfida rimane la famiglia, la spiritualità familiare.
Questa sfida deve portarci ad assumere atteggiamenti nuovi che ci facciano diventare soggetti di misericordia. Dio non ci cerca perché siamo buoni ma perché peccatori in cerca della Sua Misericordia. La famiglia deve essere capace di immettere nella storia energia di Misericordia sapendo che non possiamo costruire nulla se non siamo costruttori di misericordia.
Pregare per qualcuno non deve essere recitare solo l’Ave Maria ma farsi carico e partecipare ai suoi dolori, alle sue debolezze alle sue tristezze e condividere con chi soffre la vera preghiera fatta di parole ma anche di gesti concreti di carità.

 

 

 

 

 

 

 

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